La punteggiatura, tra virgole e virgolette

Bene, ora che abbiamo fatto un ripasso di grammatica e ortografia, concentriamoci sulla punteggiatura. La punteggiatura non è solo un insieme di segni grafici, ma, sopratutto per quanto riguarda i libri cartacei, crea un vero e proprio disegno che si delinea sul foglio e va quindi ricamato con cura.

Punteggiatura o interpunzione

L’insieme di tutti i segni che convenzionalmente vanno a scandire un testo, servono anche a capire la giusta intonazione con cui va letta la frase. Inoltre serve anche a stabilire le gerarchie delle frasi. Analizziamo i segni, uno per uno.

‘ apostrofo

In italiano serve a notificare l’elisione di una parola, dove solitamente si tratta di una vocale finale:

una ape → un’ape, trenta anni → trent’anni.

Oppure si utilizza, ma solo in rari casi, quando c’è un troncamento:

poco → po’, vai → va’.

L’apostrofo viene anche utilizzato quando si scrivono delle date abbreviate:

gli anni ’90, la guerra del ’15 – ’18.

* asterisco

Più solitamente usato per rinviare ad una nota a piè di pagina, può essere anche utilizzato per sostituire una parola che non può essere rivelata o l’ultima vocale di un nome, per evitare di utilizzare un termine al maschile o al femminile:

Buongiorno a tutt*.

: due punti

I due punti vengono utilizzati per introdurre una frase esplicativa rispetto alla precedente, davanti ad un elenco, oppure per introdurre un discorso diretto:

Luigi disse: “Sto uscendo”.

Questi non si possono ripetere più di una volta nella frase a meno che non si tratti di una costruzione artistica tipica della scrittura creativa.

La punteggiatura
Per scrivere bene è molto importante curare la punteggiatura

– il trattino

Può essere usato al posto delle virgolette come introduzione del discorso diretto, oppure come alternativa a virgole e parentesi tonde per una frase incidentale (o parentetica o inciso):

Ero impaziente di andare alla festa – anche se un po’ temevo di annoiarmi – così cercai di non tardare.

In altri casi il trattino viene utilizzato per unire: quando si va a capo per segnalare la continuazione della parola, per mettere in relazione due termini:

il moto-raduno, la tratta Roma-Milano.

Diversa è la sbarra obliqua che indica invece due possibilità: Il/la sottoscritto/a, e/o; oppure per scrivere la data o ancora per indicare “su” come km/h, 24/24.

( ) [ ] le parentesi

Le parentesi si dividono in: tonde, queste servono a contenere un inciso o una spiegazione rispetto al discorso; e quadre, servono a contenere commenti di natura tecnica, come note di redazione, oppure per indicare parti omesse: […]

. ! ? il punto fermo, il punto esclamativo e il punto interrogativo

Un punto fermo indica la fine di una frase o di un periodo, nel caso serva una divisione più netta del discorso si può procedere andando a capo in un nuovo paragrafo. Il punto viene anche utilizzato per abbreviare alcune parole: spett.le, dott. A tal proposito va segnalato che dopo una parola abbreviata con un punto, questo non si ripete per chiudere la frase.

Di importanza assimilabile al punto ci sono il punto interrogativo e il punto esclamativo. Questi due punti hanno il solo scopo di cambiare l’intonazione della frase: nel primo caso avremo una domanda, nel secondo un rafforzamento dell’affermazione.

Dopo qualsiasi punto, nella frase successiva, la prima lettera sarà maiuscola. Fate attenzione ad inserire al posto giusto i punti in relazione delle parentesi:

Andiamo al mare (portiamo anche palette e secchielli)?

Andiamo al mare (portiamo anche palette e secchielli?).

Nel primo caso la domanda che ci si pone è se andare al mare, nel secondo caso è se portare palette e secchielli. Il punto fermo invece non viene utilizzato all’interno delle parentesi, ma solo alla fine.

Un discorso a parte va fatto per i puntini di sospensione, che devono essere solo tre: si utilizzano quando il discorso rimane in sospeso, per creare titubanza e si raccomanda di non abusarne:

“Mamma… ma cosa hai fatto ai miei pantaloni?”

, la virgola

La virgola crea una pausa breve tra due proposizioni, o anche tra più parole come in un elenco. Serve poi a creare un inciso e per separare una proposizione da una coordinata che è stata introdotta dalle congiunzioni: ma, tuttavia, però, anzi;

oppure per separare la proposizione principale da una subordinata introdotta da: anche se, per quanto, poiché, benché, giacché, sebbene, quando, mentre.

La virgola è forse, nella punteggiatura, il simbolo più controverso. Il suo uso infatti può cambiare il significato di una frase in modo radicale.

Gli uomini che credevano in lui lo seguirono 

cioè ‘lo seguirono solo quelli che credevano in lui’, è una relativa limitativa

Gli uomini, che credevano in lui, lo seguirono

ovvero ‘lo seguirono tutti gli uomini perché credevano in lui’, è una relativa esplicativa.

Dal sito de L’accademia della crusca, sulla punteggiatura

Più di tutti gli altri segni ha regole più labili, sopratutto nella scrittura creativa. L’autore infatti può usarla per dare ritmo, non solo per la sua funzione grammaticale.

Ci si pone così il quesito se la virgola debba sempre essere messa davanti al ma e mai davanti alla e, per esempio, l’accademia della crusca risponde così:

…più frequentemente viene utilizzata in contesti che non sono regolati da una vera e propria norma grammaticale ma dipendono piuttosto dal volere dello scrittore, che la interpreta a volte come una pausa intonativa, a volte come un separatore o ancora come una messa in evidenza di un soggetto

Dal sito dell’accademia della crusca

Ci sono però poi delle regole da rispettare sempre:

  • la virgola non va inserita mai tra soggetto e verbo:
    Giacomo, andava in bicicletta
  • o tra verbo e complemento:
    Giulia mangia, la mela
  • tra sostantivo e aggettivo:
    La rosa, bianca era bella

; punto e virgola

Questo segno sta un po’ cadendo in disuso, sostituito dal punto fermo. Anche se nasce come via di mezzo tra il punto e la virgola, negli ultimi anni la tendenza, complice anche il web, è quella di creare frasi più brevi e quindi viene sostituito dal punto fermo.

” ” << >> virgolette

Terminiamo il nostro percorso nella punteggiatura con le virgolette, che sono di due tipi: ” “ alte o << >> basse. In entrambi i casi vengono utilizzate per delimitare un discorso diretto, per racchiudere una citazione o un titolo. In editoria meglio usare queste virgolette per i dialoghi: «  ».
Si utilizzano inoltre per evidenziare parole con un significato figurato o ironico:

La stanza era decorata in modo molto “pittoresco”.

In questo caso la parola pittoresco indica che la stanza non era decorata in maniera graziosa, tutt’altro!

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Lisa Lardon

Amo le storie in ogni loro forma, leggo ostinatamente anche se sono lenta, scrivo dappertutto 🎬 📚 🖋️

3 pensieri su “La punteggiatura, tra virgole e virgolette

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