Dialoghi: la punteggiatura e non solo

Bene abbiamo creato il nostro dialogo fantastico, ma come lo presentiamo sulla carta? In questo articolo vedremo come impostare correttamente i dialoghi per quanto riguarda la punteggiatura, vedremo i dialoghi diretti e indiretti e scopriremo i dialogue tag e i beat.

La punteggiatura dei dialoghi

Per introdurre un discorso diretto (cioè parlato), ci sono molti modi:
– le virgolette alte singole (”)
– le virgolette alte doppie (“”)
– le virgolette basse doppie, o anche caporali («»)
– le lineette enne (– –)

Meglio evitare i “trattini” (-) o i “trattini lunghi” (—), perché solitamente non vengono usati in Italia. Solitamente, poi, le virgolette alte vengono usate per i pensieri. Mentre sembra che le case editrici preferiscano le caporali per i dialoghi (anche se spesso e volentieri mi è capitato di vedere trattini e virgolette doppie). Il codice per aprire le caporali è Alt + 174, mentre Alt + 175 è per chiuderle.

Ma vediamo qualche esempio pratico su come si comporta la punteggiatura (queste indicazioni valgono per qualsiasi scelta voi facciate):

«Arrivo!», disse quindi Monica.«Arrivo!» disse quindi Monica.
Alcune case editrici utilizzano la virgola dopo il dialogo, nessuna inizia la frase successiva con la maiuscola
«Però non me ne sono accorto».«Però non me ne sono accorto.»
Il punto può essere inserito fuori dalle virgolette oppure dentro

Attenzione però che se scegliete l’una o l’altra strada dovrete comportarvi diversamente:

se inserite il punto fuori, dovrete farlo sempreSe inserite il punto all’interno, non ci va mai
«Parto!».«Parto!»
«Parto?».«Parto?»
«Parto…».«Parto…»

L’importante è scegliere un tipo di segno e usare sempre lo stesso per indicare i dialoghi e un altro se dovete indicare i pensieri. Stesso discorso anche per la punteggiatura all’interno del dialogo oppure fuori: fate una scelta e mantenetela per tutto il testo.

I dialogue tag e i beat

Ma cosa sono i dialogue tag? Nei dialoghi sono quelle piccole frasette che specificano chi sta parlando, riprendiamo l’esempio di prima:

«Arrivo!» disse Monica.

“disse Monica” è un dialogue tag, se pensate che a volte in un botta e risposta vi trovate a scrivere dieci “disse Tizio” “disse Caio” allora sappiate che potete utilizzare i beat (o action tag) cioè quelle frasi che specificano oltre a chi è stato a parlare anche cosa sta facendo il personaggio.

«Andiamo?» Giulio infilò il casco.
«Ti seguo!» Maurizio salì sulla moto e poi accese il motore.

Questo stratagemma è ottimo per continuare a descrivere la scena e tenere il lettore ancorato all’ambiente in cui si svolge, attenzione solo che le tempistiche del dialogo e quelle dei gesti descritti coincidano.

Dialoghi diretti o indiretti

Fino a qui abbiamo parlato solo dei dialoghi diretti, ma quelli indiretti (cioè quelli in cui è il narratore a raccontare cosa è stato detto) sono da evitare?No, meglio però usare il dialogo indiretto solo per dialoghi meno importanti, o che uscirebbero fuori banali. Al contrario possono essere usati per alleggerire il testo e non sovraccaricare il lettore di troppi dialoghi diretti che potrebbero annoiare il lettore.

«Che ne dici?» disse allora Arturo, «Facciamolo!» rispose Matilde.
Così i due fratelli entrarono in cucina, presero coraggio, e chiesero al padre di prendere loro un cane.

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Lisa Lardon

Amo le storie in ogni loro forma, leggo ostinatamente anche se sono lenta, scrivo dappertutto 🎬 📚 🖋️

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